Block U!
Inviato da uniboom | 8 Nov, 2007
Block the University to make a general strike!!
Bloccare l’università il 9 novembre per generalizzare lo sciopero.
Nella
metropoli come unità produttiva lo sciopero non può non esprimere
conflitto all’interno dell’Università, all’interno cioè di uno dei
punti focali del governo della forza-lavoro cognitiva.
Dai
numeri chiusi al sistema dei debiti formativi il percorso della
formazione è governato da filtri mobili e modulari, il controllo della
forza lavoro si dà tra la necessità di un’inclusione di massa
all’interno dei processi formativi e una continua selezione “a collo di
bottiglia”. Chiudere l’università -fabbrica della conoscenza- significa
quindi praticare lo sciopero in un punto chiave della produzione
cognitiva
Bloccare
l’università quel giorno è bloccare un dispositivo, un punto di snodo
dei flussi comunicativi, in cui le energie, le capacità, le vite stesse
dei soggetti che quotidianamente la attraversano vengono distribuite,
amministrate, gerarchizzate, precarizzate.
Significa rompere per 24 ore questi meccanismi di assoggettamento
rivendicando con forza l’autonomia della cooperazione sociale, vera ricchezza, continuamente sottratta e mai retribuita.
La
stessa autonomia che si fa progetto nei percorsi di autoformazione,
nelle battaglie per l’ autogestione dei percorsi formativi, nella
liberazione dei saperi dalle gabbie del copyright.
Significa
essere in grado di generalizzare uno sciopero generale, ovvero di
renderlo diffuso. Farlo straripare, dargli una caratterizzazione aperta
e trasversale in cui gli studenti, gli universitari, i ricercatori
siano protagonisti.
Intendere
lo sciopero come sociale ci apre la possibilità di mettere in campo
pratiche conflittuali là dove ogni giorno rivendichiamo e conquistiamo
spazi di autonomia, connettere le resistenze in progetto comune. Studenti
e ricercatori precari in sciopero contro le politiche economiche e
sociali del governo Prodi, un governo contro i precari e contro il
mondo della formazione.
Una
giornata di lotta all’università per affermare, ancora una volta, che
per l’ accademia feudale governata dai baroni e dalla miseria del loro
potere non c’è futuro. Che l’unica università possibile è quella che
vive dentro i progetti di ricerca e nelle pratiche di autogestione del
sapere vivo.
c-38-Uniriot, Aut-Of,
C.U.A., Radioboom, rete ricercatori precari di Bologna
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